A proposito della Tennen Rishin Ryū

Potremmo tradurre Tennen Rishin Ryū come “scuola (Ryū) della naturale (Tennen) comprensione (Ri) dello spirito (Shin)”. “Senza contravvenire alla naturalezza si prende a modello il Cielo e ci si conforma alla Terra”. Così facendo, si apprenderanno a fondo i principi dell’arte della spada, chiamati kenri.


 

La Tennen Rishin Ryū è una scuola di spada giapponese codificata durante l’Era Kansei (1789-1801) da Kondō Kuranosuke Nagahiro. Su di lui si hanno poche informazioni: sappiamo che era originario del provincia di Tōtōmi (oggigiorno corrispondente alla parte occidentale della prefettura di Shizuoka), ma la sua data di nascita è sconosciuta. Visitò molte province come praticante di arti marziali, ed in particolare fu allievo della Kashima Shintō Ryū. Nonostante i documenti prevenutici lo indichino anche come maestro di tale stile, invece di proseguire la tradizione di spada del Tempio Kashima decise di uscire da quest’ultima intenzionato a creare un nuovo sistema di combattimento. In quel preciso periodo storico, non a caso, la scherma giapponese si stava evolvendo dal rigido katageiko verso un allenamento più libero chiamato shinaigeiko (conosciuto anche come gekiken), in cui due praticanti potevano duellare senza il rischio di ferirsi gravemente grazie all’utilizzo di una spada di bambù (shinai) e di un’armatura (bōgu) che proteggeva la testa (men), le braccia (kote) e gran parte del busto (). Con le dovute eccezioni, il tipo di kenjutsu in voga nella seconda metà dell’epoca Edo era molto simile al Kendō moderno.

Kuranosuke organizzò tutto ciò che aveva appreso durante i suoi studi in un rinnovato sistema di insegnamento e trasmissione; ecco perché, sebbene codificata durante l’epoca Edo, la Tennen Rishin Ryū rientra in quella categoria di nuove scuole definite shin ryūha, punto di cesura tra le koryū (scuole antiche) ed i gendai budō (discipline marziali sviluppatesi a partire dall’epoca Meiji). Egli codificò questo stile immaginando continuamente un combattimento reale, insegnando sempre una pratica che aveva come fine ultimo la vittoria ottenuta rimanendo impassibili davanti a qualsiasi avversario. Alla fine del suo musha shugyō, Kuranosuke si recò ad Edo; mentre organizzava un dōjō a Yagenbori, sembra che si recasse continuamente ad insegnare sia nella zona di Sagami (corrispondente all’attuale prefettura di Kanagawa) che nella regione di Tama (parte occidentale dell’odierna Tōkyō). Dal momento che proprio Tama diede i natali al caposcuola di 2° generazione (Kondō Sansuke), di 3° generazione (Kondō Shūsuke) e di 4° Generazione (Kondō Isamu), è molto probabile che ciò sia avvenuto realmente. Sebbene non si conosca l’anno di nascita del fondatore, si sa con certezza che morì nel 4° anno dell’era Bunka (1807).

La Tennen Rishin Ryū divenne celebre, ad Edo, con il sōke di 3° generazione Kondō Shūsuke. Nel dōjō da lui aperto ad Ichigaya Yanagichō, lo Shieikan, si allenarono molti dei più forti spadaccini del Bakumatsu, primo fra tutti lo stesso figlio di Kondō Shūsuke, Kondō Isamu. Fu proprio con quest’ultimo che la scuola acquisì fama in tutto il Giappone. Egli, dopo aver ereditato il titolo di caposcuola nel 2° anno dell’era Man’en (1861), divenne, appena due anni più tardi, comandante della Shinsengumi. Questo fu uno speciale corpo di polizia istituito dal bakufu (il governo centrale dello shōgun) che operò a Kyōto tra il 3° anno dell’era Bunkyū (1863) ed il 4° anno dell’era Keiō (1868), il cui compito era quello di proteggere la città dal clima di estrema violenza che si era venuto a creare in quei turbolenti anni. Su tredici membri fondatori della Shinsengumi quattro erano praticanti della Tennen Rishin Ryū, ed altri quattro erano comunque compagni d’allenamento dello stesso Kondō Isamu in quanto vivevano anch’essi nel dōjō Shieikan. La scuola venne presto denominata dai giapponesi makoto no ken, ossia “la spada della sincerità”; l’ideogramma che indica il concetto di sincerità (makoto) è l’emblema stesso della Shinsengumi, i cui uomini sono considerati eroi nazionali per essere stati i protettori di Kyōto. Dopo oltre un secolo e mezzo la loro popolarità non accenna a diminuire. Essi rappresentarono l’apoteosi dello spirito bushi, ultimo baluardo di un tempo ormai passato in un Paese, il Giappone, che stava per tuffarsi nell’età moderna.